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@ESC - via dei volsci 159 :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Angelo Mai con ESC - 5 e 6 marzo 2010 Lo spettacolo LET_THE_SUNSHINE_IN si svolgerà all'Angelo Mai - via delle Terme di Caracalla 55A LET THE SUNSHINE IN (antigone)contest #1
ideazione e regia Enrico Casagrande & Daniela Nicolòcon Silvia Calderoni e Benno Steineggerdrammaturgia Daniela Nicolòambito sonoro Enrico Casagrandedirezione tecnica Valeria Fotiringraziamo:Giorgina Pilozzi per l'assistenza alla regiaNicoletta Fabbri, Vladimir Aleksic e tutti i partecipanti al workshop "Non siamo una famiglia" per la generosa collaborazioneproduzione Motuscon il sostegno di L'Arboreto- Teatro Dimora di Mondaino, Festival Magna Grecia ’08, Festival delle Colline Torinesi, Progetto G.E.CO - Ministero della Gioventù e Regione Emilia Romagnain collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino Scegliere Antigone per tracciare, declinare e incuneare il tema della rivolta nel contemporaneo, procedendo in modo frammentario e lacunoso: come fare del resto di fronte a questo nome che abbaglia e allontana?Antigone, né sposa, né madre, esce danzando, solitaria, dalla rete delle genealogie e delle filiazioni... E questa fuoriuscita dalle gabbie familiari, questa indignazione suprema che la spinge a dire No ad alta voce, sprezzante di tutto e tutti, ci cattura. Antigone è una figura politica, eminentemente politica, che in questi anni di opache prese di posizione e imbarazzanti conservatorismi, ci piace porre nuovamente sotto la "luce del sole". Continua dunque la ricerca avviata in Ics sulle possibili forme di ribellione e scontro/incontro fra generazioni procedendo attraverso una formula altra di costruzione in divenire: azioni-performance intesi come contest, ovvero confronti/dialoghi per affrontare, con una serie di eventi unici rigorosamente site-specific, domande, urgenze e sollecitazioni, di riflesso alla possibile rilettura di una splendente Antigone d’oggi. Partiamo alla ricerca della "living-Antigone" nelle rivolte del contemporaneo, lavorando per tracce, impronte, frammenti, indizi lasciati sul terreno. Del resto è proprio il trascinamento-tentata sepoltura del corpo di Polinice il centro della tragedia, o meglio, è la vicenda mitica più antica (Syrma Antigónes - la traccia di Antigone - pareva chiamarsi una località vicina a Tebe, secondo Pausania). LET THE SUNSHINE IN è il primo contest, nato nelle officine grandi riparazioni di Torino, che qui riadattiamo a uno spazio comunque vuoto e disadorno, in cui due soli attori-autori, Silvia e Benno, si fronteggiano e, nella totale solitudine di coppia, tentano di “rappresentare” (Antigone e Polinice), (Eteocle e Polinice), (Ismene e Antigone): fratelli-personaggi volutamente posti fra parentesi come pretesti mitopoietici. Le interpretazioni sono oscillanti e si con-fondono con le biografie degli interpreti: Polinice incarna il conflitto fra azione e compassione, può essere pacifista o terrorista e questo dissidio accoglie tutta l’ambivalenza delle varie esegesi… Il legame potentissimo, autodistruttivo fra i due attori/fratelli, che provano una rappresentazione impossibile a farsi, si sgretola nel suo tentare la verosimiglianza, si frantuma nell'impatto con il qui ed ora, perché le figure tragiche sono "usate" secondo un personale processo combinatorio, una riscrittura politico-policentrica, quasi beckettiana. Nel tentativo di ricomposizione di questi "resti" ci scontriamo con la morte dell'anarchico quindicenne Alexandros-Andreas Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre 2008 ad Atene, da “una pallottola vagante” della polizia... un nuovo Polinice? Verso quel quartiere dirigeremo prossimamente il nostro sguardo, andando direttamente sul luogo a raccogliere voci e immagini… ma questo è parte degli sviluppi futuri. In questo primo contest passato e presente entrano in corto circuito ed esplodono, trascinando anche il pubblico nella deflagrazione: lo spettatore, posto al centro dello spazio scenico, bersagliato dalle nostre stesse domande, diviene inevitabilmente attore di una rappresentazione che “anarchicamente” deborda dai limiti del palcoscenico, fugge il teatro per sporcarsi con le incertezze e povertà del quotidiano… lontano dagli sprechi dei palazzi. Il motore primo che spinge Motus in un viaggio ormai avviatosi dal1991 è da sempre una bruciante istanza di “realtà”. Animati da un “motus” (movimento) interno verso il fuori, da una necessità inderogabile al confronto con temi, conflitti, urgenze e ferite dell’attualità, secondo un’attitudine del tutto “impura” all’ascolto dell’esterno, si lavora per mescolanze di vari formati espressivi, dall’istallazione, alla performance, al video. “Io vivo nelle cose” (appunti di viaggio da Rooms a Pasolini) è il titolo del nostro libro dedicato alle commistioni fra linguaggio scenico e cinematografico, che connotano indissolubilmente il fare artistico… e il tema del viaggio, sia geografico che mentale, ricorre e accompagna, come preludio o forma di studio, tutte le produzioni. È successo per il lavoro su Pasolini che ci ha sospinto dai deserti africani alle periferie italiane, accade ora, con il progetto “X(Ics) Racconti crudeli della giovinezza”, che ha portato la compagnia in giro per l’Europa ad abitare le periferie per riflettere sulla giovinezza di oggi… Il viaggio prosegue verso la costruzione di una cartografia immaginaria delle rivolte del contemporaneo, assumendo la figura di Antigone come metafora-guida del nuovo progetto “Syrma Antigónes“ che troverà completezza nell’autunno 2010. |
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venerdì 26 febbraio 2010 |
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di Francesco Raparelli Ce lo ha insegnato Deleuze, maestro materialista, che il pensiero comincia con l'effrazione e la violenza. E la violenza è un incontro o la differenza. Non si tratta di essere anime belle, intendiamoci, Deleuze non è mai stato di sinistra, mai, come tutti quelli che pensano la rivoluzione a partire dal desiderio. La differenza non è il diverso, il diverso – continua Deleuze ‒ è già dato, è lì, identico, di fronte a noi. La differenza è ciò che rende possibile il diverso: creazione o genesi nella relazione. Cominciamo a censire, allora, gli incontri, il disparato, che ci costringono a pensare nel contemporaneo. A Rosarno abbiamo incontrato una rivolta, una rivolta di migranti africani contro la violenza dello sfruttamento, meglio, dell'espulsione. Con Rosarno abbiamo capito cosa significa migrazione nella crisi, laddove le braccia per le arance non servono più, dopo esser state già di troppo nel Nord-est o in Emilia. Abbiamo appreso un lungo viaggio, segnato dalla crisi che mangia la strada e le speranze. Disoccupazione, per i migranti, significa espulsione, con i fucili o con i bastoni o con la polizia. Il mercato delle braccia si restringe, i Cie si allargano. A Rosarno, però, la testa si è alzata su, con coraggio le strade si sono rotte e i migranti sono insorti. |
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venerdì 12 febbraio 2010 |
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Roma - Piazza Montecitorio, lunedì 1 marzo 2010 ore 10.30
Siamo tutti clandestini. Siamo tutti antirazzisti, oltre la retorica della solidarietà. La crisi e i suoi effetti sempre più concreti non fanno altro che scoperchiare il vaso di Pandora. Dai migranti espulsi a fucilate perché schiavizzarli non serve più, ai maestri lasciati a casa perché sono troppi, ai precari che vedono sfumare ogni possibilità di reddito, agli studenti che vedono svanire ogni possibilità di futuro degno. Troppi, siamo troppi, nelle scuole e nei posti di lavoro e qualcuno va messo fuori dal gioco. Cosi diventiamo clandestini, ricattabili, pericolosi, così ci vogliono divisi, in competizione, diffidenti. Noi la crisi non la paghiamo. Perché la crisi diventa la norma per gridare alle politiche dei sacrifici a scapito dei giovani studenti, dei precari, dei migranti e delle nuove figure di un martellante scenario di povertà. Perché la crisi è il mezzo per disegnare la nuova geografia dell'esclusione e per imporre espulsione, deportazione e controllo della forza lavoro, per fare della perdita del lavoro un reato: il reato di clandestinità. |
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lunedì 15 febbraio 2010 |
18 febbraio ore 16 Cinema Aquila - assemblea pubblica Una giornata di mobilitazione contro la Bossi-Fini e il Pacchetto sicurezza, attraversiamo la città per i diritti di cittadinanza, rilanciamo la vertenza Rosarno!
Repressione e criminalizzazione, negazione dei diritti e degli spazi di convivenza, politiche d’intolleranza e campagne d’odio. Dai flussi al lavoro, dalla scuola al sociale, le scelte del governo sull’immigrazione sono sempre più caratterizzate dalla propaganda che alimenta razzismo e xenofobia. Il Pacchetto sicurezza rafforza un contesto sociale che fa degli ultimi merce da sfruttare. È un concentrato di ipocrisia: il reato di clandestinità è solo un alibi per favorire lo sfruttamento della forza lavoro migrante. Il tutto in un contesto europeo che, se pur con toni diversi, legittima la chiusura delle frontiere nel nome della sicurezza, di fatto rafforzando un pericoloso principio: pieni diritti ai cittadini Ue, nessun diritto agli altri. Intanto però la crisi allarga il disagio e la frattura sociale e l’approccio securitario all’immigrazione è di fatto un ulteriore strumento per dividere ed indebolire il mondo del lavoro e predisporre un nuovo modello di società basato sulla destrutturazione dei diritti di tutte e di tutti aumentando l’insicurezza sociale. Un contesto dentro il quale è nata quell’ampia rete che ha costruito una forte opposizione sociale alle politiche securitarie del governo, con la grande mobilitazione dello scorso autunno. |
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giovedì 11 febbraio 2010 |
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“Sono tanti i motivi per i quali, dopo trent’anni, non ho smesso di cercare il colpevole. E tra tanti, ce n’è uno che é proprio una tortura. Quando questo ragazzo è comparso davanti ai miei occhi, non aveva il passamontagna. Potrei ancora identificarlo” Carla Verbano Sabato 20 febbraio ore 16 CORTEO da Via Monte Bianco Trent’anni fa veniva ucciso nella sua casa Valerio Verbano, davanti gli occhi della madre Carla, per mano dei fascisti dei Nar. Valerio era uno studente del liceo Archimede, attivo nelle campagne di contro-informazione che denunciavano i legami tra settori dello stato, eversione nera e poteri forti.
Un anniversario dal forte valore simbolico che, ancora una volta, vogliamo vivere come occasione collettiva di difesa della memoria storica, battaglia di verità e giustizia. Ma anche come occasione di lotta e di movimento. Non è un caso che negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti culturali, sociali e sportivi dedicati a Valerio, per fare della memoria uno strumento di trasformazione radicale del presente.
Ricordare oggi Valerio, significa lottare per una società più libera, contro la paura e l’egoismo, per nuovi diritti di cittadinanza, contro un modello sociale fondato ancora sullo sfruttamento. Strappare spazi alla speculazione, affermare il diritto alla casa, contrastare la precarietà di vita e di lavoro, aprirsi a una società meticcia e multiculturale, praticare autonomia e indipendenza. |
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