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legge Fini sulle droghe: un arresto in ogni famiglia

L'attuale normativa in vigore, il decreto Fini-Giovanardi che ha modificato la legge 309 del 1990, rispecchia la visione proibizionista di chi crede che il semplice consumatore vada trattato alla stregua di un comune criminale:

• Elimina la distinzione tra sostanze leggere e sostanze pesanti introducendo due generiche tabelle, una per le sostanze stupefacenti e psicotrope, l'altra per i medicinali. Il vecchio testo unico sulle droghe prevedeva, negli articoli 13 e 14, ben 6 tabelle in cui venivano classificate le sostanza stupefacenti tenendo conto degli accordi internazionali e delle ultime acquisizioni scientifiche sui diversi potenziali tossicologici delle sostanze.

• Introduce una dose massima consentita oltre la quale si passa da sanzioni amministrative a sanzioni penali: si è così tornati a prima del referendum del 1993, quando il 55% degli italiani votò contro la punibilità del consumatore e per l'introduzione della “dose media giornaliera”.Le soglie oltre le quali anche il semplice possesso è punito con sanzioni penali sono: 0,25gr di thc, il principio attivo della marijuana e dell'hashish; 0,20gr di eroina, oppio, morfina e ketamina; 0,30gr di mdma, il principio attivo dell'ecstasy; 0,50gr di cocaina.

• Le sanzioni amministrative, di cui all'art.75, sono aggravate: è previsto che la persona che viene trovata in possesso di una sostanza psicotropa o stupefacente, in quantitativo inferiore a quello stabilito, venga sottoposta, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore ad un anno, ad una di queste sanzioni amministrative: sospensione della patente o divieto di conseguirla, sospensione della licenza del porto d'armi, sospensione del passaporto o divieto di conseguirlo, sospensione del permesso di soggiorno. Come se non bastasse l'articolo prevede che l'interessato è invitato a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo predisposto dal servizio pubblico per le tossicodipendenze competente per territorio o da una struttura privata riconosciuta.

• Le sanzioni penali, di cui all'art.73, sono triplicate: chiunque coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo, importa, esporta, acquista, riceve o comunque detiene illecitamente sostanze psicotrope o stupefacenti è punito con la reclusione da 6 a 20 anni (e con una multa da 26.000 a 260.000 euro).

• Viene introdotto un articolo, il 79, che prevede la reclusione da 3 a 10 anni per chiunque adibisce (o semlicemente consente) un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope. Questo articolo sta avendo una terribile applicazione: basta citare l’esempio bolognese dove una magistratura che risponde agli interessi dei politici locali ha giustifica la chiusura di uno dei centri sociali ( livello 57) che da anni si batte contro il proibizionismo e l’ arresto di uno dei suoi attivisti iscrivendo e inventando un nuovo reato: l'essere antiproibizionisti. Una tale pratica politica e sociale viene così punita e soppiantata con la scelta ossessiva di controllo, legge e ordine attuata attraverso l’ introduzione di divieti, sgomberi, carcere, criminalizzazione e stigmatizzazione di stili di vita che riguardano milioni di persone .

• Equipara le strutture di recupero private a quelle pubbliche, le quali anziché essere migliorate sono ulteriormente affossate dallo stanziamento dei finanziamenti statali alle comunità private (che oltretutto non sono soggetto ad alcun controllo). E' facile prevedere che saranno favorite le strutture allineate (che utilizzano il metodo “giusto” ) o semlicemente raccomandate.

Oltre a tutto ciò il vecchio governo Berlusconi, con in testa i ministri Castelli e Giovanardi, ha inaugurato a Castelfranco Emilia nel marzo 2005 il primo carcere speciale per tossicodipendenti: si tratta della prima parte di un progetto che mira a riconvertire tutte le ex case di lavoro in carceri\ospedali per tossicodipendenti, gestite da logiche privatistiche tristemente rinomate (San Patrignano docet). Così facendo qualcuno pensa di creare l'illusione di una detenzione alternativa e terapeutica per mascherare quella che sta diventando una carcerazione di massa.

Il nuovo governo Prodi sta assumendo una linea politica e sociale repressiva e legalitaria, sull'esempio di quella attuata a Bologna dalla giunta di centro sinistra, della scelta della costruzione del muro di via Anelli a Padova, della creazione di vigili-celerini a Salerno, del mantenimento dei CPT e via dicendo. All’interminabile lista di nefandezze compiute da questa compagine di sceriffi, si è aggiunto il tentativo di estendere il proibizionismo anche all’alcool, con l’inserimento nella finanziaria del divieto di vendita ai minori e con il divieto nelle zone centrali di alcune città ( ad esempio a Roma nei quartieri San Lorenzo, Testaccio e Trastevere) di vendita di alcolici in bottiglia nelle ore serali.

La situazione è ancora più grave dato che la legge Fini-Giovanardi, che nelle promesse elettorali e nel programma dell’Unione doveva essere immediatamente abrogata, è invece tuttora sistematicamente utilizzata non solo per attuare un capillare controllo sociale, ma anche e soprattutto come grimaldello politico per ricattare, chiudere e arrestare le realtà sociali e territoriali antiproibizioniste. Le stesse realtà che praticando informazione, prevenzione, riduzione del danno e assistenza legale ai consumatori di sostanze, cercano invece di arginare in tutti i modi gli effetti nefasti, repressivi e ideologici di questa legge, e che rappresentano quindi una minaccia per gli interessi delle narcomafie e delle lobby proibizioniste.


GIUSTO O SBAGLIATO NON PUO' ESSERE REATO!

 
EVENTI
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DINAMO free press - Presentazione dell'ultimo numero

Martedì 6 luglio ore 9:30
presso Palazzo Valentini – Sala della Pace (via IV novembre n. 119/A)


La città pubblica
Questione abitativa e potenziale delle aree peep


Presentazione del terzo numero della free-press DINAMO

Roma si espande all’infinito, con quartieri dormitorio al di là del Raccordo Anulare, scarsità di servizi e trasporti pubblici. Il nuovo numero di Dinamo affronta la questione abitativa e propone un’alternativa, pubblicando la mappa puntuale di centinaia di aree pubbliche inutilizzate, per un totale di 374 ettari, presenti nel Piano di Edilizia Economica e Popolare (c.d. PEEP). Queste aree, presenti per lo più all’interno del GRA e già dotate di opere di urbanizzazione, possono essere un’occasione sia per la riqualificazione di queste parti di città, realizzando i servizi ancora mancanti, sia per dare una risposta al disagio abitativo, realizzando migliaia di abitazioni a canone sociale. 



Introduce
Francesco Raparelli, direttore Dinamo

Coordina
Giuseppe Pullara, giornalista

Intervengono:

Andrea Alzetta, consigliere comunale Roma in Action;
Giovanni Caudo, ricercatore Dipartimento studi urbani Roma tre;
Sandro Medici, presidente del Municipio Roma X;
Luigi Nieri, consigliere regionale Sinistra Ecologia e Libertà;
Francesco Smedile, consigliere comunale PD;
Walter Tocci, deputato PD


Promuove: DINAMO
info: dinamofp@gmail.com

 

Il tallone del drago

Il blog di Paolo Do - uno sguardo sulla Cina 

Leggi tutti gli articoli su globalproject.info

 La rivoluzione verde? E' made in China

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