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Lessico Marxiano
mercoledì 23 gennaio 2008

12 concetti per pensare il presente

Ogni volta che un lavoro culturale trova riparo tra le mura, spesso un pò fatiscenti, di un centro sociale, accade l'apertura di una sorta di zona di sperimentazione: si mettono in discussione le modalità tradizionali di trasmissione del sapere, la “ricezione” si scrolla di dosso tutta la passività a cui scuola e università  addestrano, e comincia un processo attraverso il quale le parole spese, profuse e scambiate possono diventare strumenti di azione politica. Passando nei tunnel sotterranei della riappropriazione critica che le soggettività esercitano, ravvivano quindi la capacità di aggredire lo stato di cose esistenti.

Da qui l’esigenza di rileggere Marx contro la miseria del marxismo e la vulgata accademica, che ci propongono puntualmente un teorico determinista o utopista, precursore del socialismo reale o addirittura inconsapevole profeta del pensiero liberal, come la recente biografia di Attali sostiene.

Un lavoro culturale su Marx, attraverso un lessico che ne ripercorre alcuni dei concetti-chiave, partecipa dell'apertura di una zona di sperimentazione a un grado particolarmente elevato, e questo proprio perchè tutta l'opera del barbone di Treviri si posiziona sul crinale fra teoria e prassi politica, dentro il campo di tensione nel quale le conquiste del sapere divengono forza materiale di trasformazione della società , all'insegna partigiana dell'ultima tesi su Feuerbach, secondo la quale i filosofi hanno interpretato il mondo a sufficienza, e si tratta, oggi come allora, di trasformarlo.

Marx, e questo ce l'ha ricordato Derrida, è oggi il fantasma che si aggira nell'impero. Fukuyama e il tentativo di chiudere la storia entro i confini dello sviluppo del capitale e seppellirla sotto le macerie del muro di Berlino, hanno provato a uccidere un fantasma, che vive però ancora: lo abbiamo visto nel recente ciclo di lotta che è passato da Seattle a Genova, lo abbiamo visto nelle lotte dei contadini indiani, nel Messico zapatista, nelle nuove lotte operaie in Cina, nelle Mayday dei precari. Nell'impero scava ancora la vecchia talpa marxiana.

Ciò che non sarà questa serie di voci marxiane è il tentativo di rapportarsi a una tradizione in quanto tale, con tutto il carico di dogmatismo che l'operazione comporta. In altri termini, non si tratta di ristabilire il canone dell'ortodossia, né di scoprire il “vero” Marx nei labirinti vertiginosi dei marxismi che gli sono succeduti. Del resto, lo stesso Marx aveva saggiamente premesso di non aver nulla a che spartire con i marxisti. A un altro tipo di operazione esprimiamo estraneità  e inimicizia: quella che mira alla separazione del Marx scienziato della società da quella del Marx agitatore e organizzatore politico. Questo tipo di operazione è avvenuta sotto l'egida della rilettura kantiana, per prima esercitata da Bernstein, oppure sotto la lente weberiana, e molte altre ancora: si è sempre trattato di un'operazione di esorcismo del carattere spettrale del pensiero marxiano, la normalizzazione del suo segno sovversivo, nascosta dall'esigenza formale di trovare una descrizione oggettiva della società capitalista sfrondata dall'interesse rivoluzionario.

Né poi ci interessa il Marx dell’accademia, quello della minuziosa ricostruzione filologica delle tappe e della formazione del suo pensiero. A parte alcune eccezioni, come Rosdolsky, Althusser e Dussel, che costruiscono i ponti tra l'esercizio filologico e l'utilizzo politico della rilettura di Marx, troppe volte si è trattato di imbalsamare Marx in una mummia dell’erudizione senza parzialità, o dell’ideologia senza attualità.

Pensiamo invece che l'incursione nell'opera marxiana attraverso l'occasione di alcune voci, affidate all'approfondimento di altrettanti studiosi, la cui conoscenza della materia è nota e affidabile, può prestarsi all'apertura di quella zona di sperimentazione cui accennavamo all'inizio. Una zona che è possibile attraversare in molteplici modi: da chi desidera un momento di riavvicinamento a un pensatore così importante, a chi vuole inoltrarsi sul sentiero dell'adeguamento ai tempi del pensiero di Marx, e scoprire cosa succede nel passaggio di fase dalla grande industria al general intellect. Oppure a chi vuole uno stimolo alla propria curiosità , o ancora un'occasione per iniziare a frequentare per davvero il pensatore più citato e meno letto al mondo.

Quello che vogliamo incontrare nel lessico, dunque, è un Marx riletto dall’operaismo e dalla critica femminista, irriducibilmente di parte e continuamente piegato all’azione politica, che ci parla dell’attualità in modo diretto e non attraverso il ventriloquio dell’ortodossia. Così, attraverso qualcosa che assomiglia a delle voci di enciclopedia del comunismo, ma che dell'enciclopedia non vuole condividere il carattere di codificazione e canonizzazione del sapere, si vuole intraprendere un percorso di formazione, per avvicinare i più giovani all'opera di Marx, di approfondimento delle tematiche, e di attualizzazione delle categorie marxiane alla luce delle recenti trasformazioni del vivere e del lavorare.

Il seminario promosso dalla LUM è composto da 12 relazioni che metteranno a tema altrettanti concetti, parole-chiave della produzione teorica marxiana. Ogni relazione sarà preceduta da una breve introduzione e dalla distrubizione di materiali curati dagli stessi relatori. Gli abstract delle relazioni e le relazioni per esteso saranno scaricabili e ascoltabili sul sito www.escatelier.net.

 

 
EVENTI
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DINAMO free press - Presentazione dell'ultimo numero

Martedì 6 luglio ore 9:30
presso Palazzo Valentini – Sala della Pace (via IV novembre n. 119/A)


La città pubblica
Questione abitativa e potenziale delle aree peep


Presentazione del terzo numero della free-press DINAMO

Roma si espande all’infinito, con quartieri dormitorio al di là del Raccordo Anulare, scarsità di servizi e trasporti pubblici. Il nuovo numero di Dinamo affronta la questione abitativa e propone un’alternativa, pubblicando la mappa puntuale di centinaia di aree pubbliche inutilizzate, per un totale di 374 ettari, presenti nel Piano di Edilizia Economica e Popolare (c.d. PEEP). Queste aree, presenti per lo più all’interno del GRA e già dotate di opere di urbanizzazione, possono essere un’occasione sia per la riqualificazione di queste parti di città, realizzando i servizi ancora mancanti, sia per dare una risposta al disagio abitativo, realizzando migliaia di abitazioni a canone sociale. 



Introduce
Francesco Raparelli, direttore Dinamo

Coordina
Giuseppe Pullara, giornalista

Intervengono:

Andrea Alzetta, consigliere comunale Roma in Action;
Giovanni Caudo, ricercatore Dipartimento studi urbani Roma tre;
Sandro Medici, presidente del Municipio Roma X;
Luigi Nieri, consigliere regionale Sinistra Ecologia e Libertà;
Francesco Smedile, consigliere comunale PD;
Walter Tocci, deputato PD


Promuove: DINAMO
info: dinamofp@gmail.com

 

Il tallone del drago

Il blog di Paolo Do - uno sguardo sulla Cina 

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