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Un'altra volta, un altro Esc
venerdì 19 giugno 2009

Il viaggio è iniziato quattro anni e mezzo fa, il 30 novembre del 2004, pochi giorni dopo la grande giornata di mobilitazione dei precari contro il carovita e per il reddito garantito. I giornali non smettevano di attaccare il movimento e le sue azioni, catalogate attraverso il repertorio solito, gli anni '70, quelli di piombo e tutto il resto. E invece, mentre per un verso si agitava la risposta giudiziaria, i precari e i movimenti avevano cominciato a parlare del futuro, a parlare del tempo che ci tocca in sorte oggi. La crisi economica, la più grande crisi degli ultimi settant'anni. E non stupisce che, a distanza di anni e mentre l'Onda scorre impetuosa nelle piazze italiane, persino il Pd proponga il reddito come antidoto alla disoccupazione e alla precarietà. Sono i movimenti e i conflitti che scoprono il vero.

Ed è nel movimento che nasce Esc, nelle facoltà della Sapienza, lungo la linea di Genova, quella linea che ha impedito gioiosamente a molti di tornare indietro. «Nulla sarà più come prima». E nulla è stato più come prima per chi a Genova ha visto e vissuto la forza straordinaria di un movimento fatto di tanti movimenti. Forza che i cecchini dell'Impero hanno provato a distruggere con i proiettili, portando via Carlo, nostro fratello, fratello dell'umanità “di parte”, quella di Genova. Nella mischia di quella insorgenza che non smette di parlarci si compongono nuove energie, nelle scuole e nelle università, nei centri sociali e nei territori.

Quella di Esc è una storia che vive nei conflitti studenteschi e nelle traiettorie continue e insistenti di queste lotte. Dalle occupazioni della Sapienza nel marzo 2001, durante i giorni del Global Forum di Napoli, all'assedio degli stati generali della Moratti del dicembre dello stesso anno; dalle contestazioni contro la guerra in Iraq al movimento del 2005, quel movimento di nuova natura che teneva assieme studenti e ricercatori. Poi l'Onda, con la sua forza e la sua bellezza, ancora viva, dopo l'esplosione autunnale, nelle assemblee di facoltà e nelle mobilitazioni dislocate, formidabile nelle giornate di marzo e contro il G8 torinese dello scorso maggio. Eccedente, se con attenzione si guarda fuori dai confini italici, nelle strade di Berlino dove ieri duecentomila studenti hanno occupato la città e anche la Humboldt Universität. 

Ma ancora, Esc è parte di quelle esperienze di nuova natura che riguardano l'autogestione: centri sociali di nuova generazione che da diversi anni proliferano con forza nella città di Roma. Roma, città dell'autogestione e della sperimentazione culturale, dei centri sociali e dei movimenti di lotta per il diritto all'abitare. Città vivace e nello stesso controversa, imprendibile, cinta d'assedio dalle politiche sicuritarie e dopo anni in mano alla destra. Roma stanca e dispersa, Roma tumultuosa e violenta. Ma il tumulto non ha trovato pace ed è questa la cosa che ci sta più a cuore. Che sta a cuore a noi, parte tra le parti, e che vive dentro l'esperienza di chi continua a lottare, consapevole che la sinistra (radicale, non o antagonista) è finita e che tutto deve essere ancora inventato.
Una nuova vita, quella che impegna i centri sociali dentro questa fase. La governance di Alemanno si accavalla e si sostituisce a quella veltroniana e la partita è ancora tutta da giocare.

Come si costruisce un «potere costituente» nella città che si fa metropoli? Come si tiene testa ai poteri della finanza e del mattone, del sapere e dell'amministrazione, a chi vuole fare del conflitto esperienza marginale e priva di passione? Chi occupa, ogni giorno si pone questa domanda, difficile e entusiasmante nello stesso tempo. Ed è per questo che le occupazioni chiedono nuovi diritti, un'illegalità che non si limita a distruggere, ma che vuole costruire, ora dopo ora, assemblea dopo assemblea. Esperimenti di democrazia assoluta, immersi nella produzione e nella vita, nell'amore e nell'odio. Ci volete chiedere di smettere di odiare? E' solo il nostro amore che non ci separa mai dall'odio, è solo perché sappiamo amare (e stare «tra la gente che sa amare») che non smetteremo di odiare lo sfruttamento e la guerra, le gabbie e la povertà.

Dopo quattro anni e mezzo cambiamo “casa”, ma la cambiamo perché abbiamo vinto, perché non abbiamo obbedito a chi ci voleva deboli e senza spazio, delusi e senza speranza. Nella mattina del 30 gennaio del 2007 centocinquanta, tra carabinieri e poliziotti in assetto anti-sommossa, hanno aperto Esc e lo hanno riconsegnato al proprietario, con sigilli e camionette. Nello stesso pomeriggio, oltre un migliaio di manifestanti, partiti dall'università la Sapienza, hanno riconquistato via dei Reti 15, Esc, le sue mura e la sua passione. Da lì siamo partiti, da lì abbiamo imposto a proprietà e comune una trattativa che sembrava impossibile, mentre si addensavano le sentenze civili a nostro sfavore. Ma il tribunale civile spaventa proprietari e faccendieri, difficilmente mette a tacere le lotte, che tutto ciò che hanno lo conquistano sul campo, lo strappano all'avversario («la felicità non si paga si strappa» ci ricorda Militant A).

Dallo sgombero siamo ripartiti, con la convinzione che i desideri hanno bisogno di spazio e che la città non può essere disegnata dalla rendita e dalla speculazione. Piuttosto la rendita va rovesciata nella sua dimensione comune. La rendita rovesciata è quella degli spazi privati conquistati all'uso comune, quella del tempo comandato sostituito dall'evento della libertà e del reddito, quella della produzione culturale indipendente e della sperimentazione artistica. Oggi nulla è più come prima, la destra governa nel paese e nella città e tutto deve essere strappato, più niente viene concesso.

Saremo all'altezza della sfida? La trattativa vincente di Esc è un precedente, magari utile per tutti. Un precedente in cui, sprezzanti di ogni abiura, si decide di portare a casa il risultato (usando la delibera 26, delibera conquistata dai centri sociali e dall'autogestione nel 1995) e di rilanciare. Rilanciare nella città, nei movimenti, convinti che solo nei movimenti e nella loro indipendenza si respira l'aria giusta per vivere. I centri sociali sono una cosa nuova, punto di incontro di intelligenza e di generosità, di cooperazione e di mutualismo, di corpi e di creatività.

Dai centri sociali bisogna ricominciare a pensare in grande, tanto in grande da mettere da parte le piccole patrie, pensare ai soggetti sociali del conflitto, al loro carattere complesso e mai scontato. Dalle lotte comunitarie all'Onda, dai precari ai migranti, è solo da lì che i centri sociali ripartono e ricominciano a volare, è solo da lì che possono ritrovare il cammino. Convinti che una casa serve solo «per andare in giro per il mondo» e il mondo è sempre fuori, non è mai prossimo.

Costruiremo una città attorno alla cattedrale,
creeremo una libera comunità.
Non ci occorre il genio: il genio è morto.
Ci occorrono mani forti, spiriti disposti a farla finita con i fantasmi e a mettere su carne...

H. Miller

 

Esc, atelier autogestito

 
EVENTI
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DINAMO free press - Presentazione dell'ultimo numero

Martedì 6 luglio ore 9:30
presso Palazzo Valentini – Sala della Pace (via IV novembre n. 119/A)


La città pubblica
Questione abitativa e potenziale delle aree peep


Presentazione del terzo numero della free-press DINAMO

Roma si espande all’infinito, con quartieri dormitorio al di là del Raccordo Anulare, scarsità di servizi e trasporti pubblici. Il nuovo numero di Dinamo affronta la questione abitativa e propone un’alternativa, pubblicando la mappa puntuale di centinaia di aree pubbliche inutilizzate, per un totale di 374 ettari, presenti nel Piano di Edilizia Economica e Popolare (c.d. PEEP). Queste aree, presenti per lo più all’interno del GRA e già dotate di opere di urbanizzazione, possono essere un’occasione sia per la riqualificazione di queste parti di città, realizzando i servizi ancora mancanti, sia per dare una risposta al disagio abitativo, realizzando migliaia di abitazioni a canone sociale. 



Introduce
Francesco Raparelli, direttore Dinamo

Coordina
Giuseppe Pullara, giornalista

Intervengono:

Andrea Alzetta, consigliere comunale Roma in Action;
Giovanni Caudo, ricercatore Dipartimento studi urbani Roma tre;
Sandro Medici, presidente del Municipio Roma X;
Luigi Nieri, consigliere regionale Sinistra Ecologia e Libertà;
Francesco Smedile, consigliere comunale PD;
Walter Tocci, deputato PD


Promuove: DINAMO
info: dinamofp@gmail.com

 

Il tallone del drago

Il blog di Paolo Do - uno sguardo sulla Cina 

Leggi tutti gli articoli su globalproject.info

 La rivoluzione verde? E' made in China

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